Memorie dal 2287: Un altro domani – parte 2

Dopo alcune decine di metri, il Paladino Miller rallenta la sua andatura ormai rilassata, fino a fermarsi.
La fronte è aggrottata e gli occhi lentamente si riducono a due fessure che diventano una cosa sola con i solchi nella sua pelle irrigidita da anni di fatica, sole e asperità.
Lo sguardo è fisso sulla strada deserta di fronte a lei, nel punto in cui quella scompare in una curva netta.
Gli occhi tremano nervosamente nel cercare di mettere a fuoco qualcosa.
“Ehi, perché ci siamo fermati?” domanda l’Iniziato Fotter.
“Zitto.”
“Che cos-”
“ZITTO!” la sua voce roca tuona una risposta contro cui l’Iniziato non si azzarda a controbattere.

Boogie man di Sid Phillips


In pochi secondi, un miraggio lontano inizia a prendere forma e trascorrono attimi surreali.
Il campo visivo della Miller inizia a popolarsi.
Una dopo l’altra, bizzarre figure, molto diverse tra loro, prendono forma emergendo dalla curva.
Un enorme supermutante con diverse cianfrusaglie che volteggiano sulla sua schiena. Il corpo rigido dalla cintola in su, per reggere un’ombra stretta tra le sue grosse braccia, mentre le gambe portano avanti l’enorme corpo a balzi.
Una polverosa figura metallica oscilla come un pendolo grazie a una propulsione a razzo che la stacca da terra; il torso a cui sono agganciati tre arti ruota sotto a una sfera lucente e tre bulbi oculari splendenti di luce rossa guardano impazziti in ogni direzione.
Un umanoide con un…mantello? Più morto che vivo, lancia le braccia in avanti per darsi un improbabile slancio con un’enorme ascia impugnata dalla mano ossuta, mentre le gambe sembrano implorare pietà per lo sforzo.

Colta alla sprovvista da quella visione, improbabile anche per gli standard della zona contaminata, Sarah Miller alza le sopracciglia mantenendo le labbra serrate in una smorfia: la faccia di chi non ha una fottuta idea di cosa pensare.
Il Paladino e l’Iniziato fissano le figure per dei secondi che sembrano un’eternità, del tutto spiazzati, non toccati dall’impulso di reagire a un potenziale pericolo.
Le urla dei corridori li svegliano dal loro torpore.
Lo sguardo di Miller torna serio.
Gli occhi si spalancano per un momento.
Imbracciato il fucile laser con un gesto automatico, inclinata la testa dietro al mirino di precisione, inizia a mettere a fuoco prima un bersaglio poi un altro, incerta sul da farsi. 

Dopo pochi istanti di incertezza, spara un colpo che passa a un palmo di naso da Fred “Red Fly” Zinjan e finisce a bucare di netto una demoniaca creatura munita di aculeo, svolazzante a una ventina di metri dietro al gruppo in fuga.
“Muovi il culo Fotter… CORRI!”
E facendo sgommare gli stivali nella polvere, inizia a correre nella direzione da cui erano venuti.

“Ci è mancato poco…” sbotta Bittercaps, poco dopo l’incontro con la Confraternita d’Acciaio “…se l’eyebot si fissava su Sloth, qua veniva fuori un disastro”.
Il supermutante è alle prese con i suoi pennarelli e dei fogli di carta logora su cui poco alla volta iniziavano ad apparire sagome umanoidi e una sfera grigiastra a mezz’aria.
Sanderclive intanto dà le spalle ai due compagni e non proferisce parola.
Dalla finestra guarda nella direzione verso la quale si era diretta l’altra metà del gruppo e verso cui erano andati anche i due soldati, con un’espressione di vaga preoccupazione.
Poco dopo, sente il rumore di un colpo laser.

Istintivamente tira fuori la pistola al plasma e la punta nella direzione da cui proveniva lo sparo, per vedere subito dopo comparire la squadra di ricognizione della Confraternita.
“Maccos–”
“Preparatevi a sparare e fateci entrare! Strani tizi e uno sciame in arrivo!” urla Miller inchiodando a pochi metri dall’ufficio postale per attendere l’autorizzazione.
“Cosa diav– che strani tizi? Sono in tre, giusto?”
“Beh, si, se contiamo il robot! Muovetevi prima che arrivino!”
“Sono con noi” replica Leo.
“Come? È…una trappola?! Maledetti!”
“Nn-no! Non intendevo quello! Son con noi, venite dentro e non fate domande.”
Nel frattempo, l’iniziato Fotter in arrivo col fiato corto, prosegue la sua corsa senza fermarsi all’ufficio postale.
Corre via senza degnare di uno sguardo la sua comandante e gli altri alle finestre, per poi raggiungere rapidamente l’altro capo della strada e scomparire alla vista.
“Fotter! Dove scappi, vigliacco?!”
Leo e Bittercaps osservano la scena perplessi, poi tornano a guardare la Miller.
“Vieni dentro, non è una trappola” ripete Leo Sanderclive.
“Aspetta…aveva detto ‘sciame’?” dice dubbioso Bittercaps. A distanza di pochi minuti, quello che un tempo era un inferno quotidiano di burocrazia, code infinite e cittadini sbraitanti, era un inferno di lame, colpi d’arma da fuoco e urla ferali.
Mentre le torrette automatiche vomitavano piombo prima di esplodere sotto alle oscene e acuminate proboscidi di enormi zanzare dell’era post-atomica, all’interno della struttura i difensori si difendono al meglio delle loro possibilità da assalitori in continuo e frenetico movimento.
Marshall Lee, messo il cane ferito al sicuro sotto una scrivania, accorre al secondo piano dove trova Fred sfinito che agita l’ascia per aria tentando di tagliare a metà le mosche e zanzare che gli giravano attorno.
Bittercaps agita il ripper con lo stesso intento, mentre Sloth è a sua volta in difficoltà.
I combattenti riescono a malapena a scambiarsi un’occhiata sfuggente, mentre schivano aculei in grado di forare il metallo.
Sempre più innervosito, il supermutante Lee apre in due una zanzara con un colpo di spada-chitarra e, riempiti i polmoni d’aria, esplode in un urlo “Suuupeeer Slooooth!!!”.
Tutte le presenze del corridoio sembrano fermarsi per un attimo: i compagni umani guardano prima l’uno, poi l’altro supermutante.
Sloth è immobile, con gli occhi spalancati.
Una zanzara intanto gli succhia sangue da una spalla.
Lentamente, grosse vene iniziano a formarsi sulla sua muscolatura, mentre i muscoli si gonfiano di pura furia: “SUUUPEEER SLOOOOTH!!!” replica lui.
Afferrata e stritolata la zanzara con l’altro braccio, quella esplode in una poltiglia che imbratta il muro vicino, finché l’enorme corpo del supermutante si trasforma in mulinello di gomitate e pugni, un vortice di violenza incontrollata.


Al piano terra, Band3r osserva dubbioso il soldato della Confraternita intravisto lungo la strada, intento a diventare un formaggio con i buchi per gli attacchi delle zanzare.
Si fissa poi sull’ex soldato Enclave, mentre fa fuoco con la pistola al plasma da ogni parte dello stanzone, senza grande successo.
Pochi metri più in là, l’eyebot polverizza all’istante una mosca.
Il Mr. Handy lancia quindi una strizzatina compiaciuta al compagno robot con uno dei tre occhi, anche se la sfera volante non coglie, né ricambia.
Torna allora a fissare lo sguardo su uno dei suoi tre bracci meccanici: il braccio dotato di lanciafiamme.
Infine i tre occhi tornano nuovamente a osservare i due potenziali “danni collaterali” di forma umanoide ai quali si trova alleato.
Un’onda di disturbo attraversa il suo campo visivo e realizza così la presenza di una zanzara intenta a bucargli la corazza.


Leo Sanderclive ha da poco iniziato a vedere tutto verdastro, come se la sua realtà fosse stata gettata all’interno di un terminale o di un pip-boy.
La disgustosa bomba salivare di una mosca radioattiva l’aveva preso in pieno viso mentre faceva fuoco su altre creature e ora sospettava un grave avvelenamento da radiazioni.
All’improvviso, la visuale si fa gialla e poi via via più chiara.
Sente un certo calore vicino al polpaccio.
Man mano che la vista ritorna alla normalità, vede le creature carbonizzate sul pavimento vicino a lui e realizza di avere un polpaccio leggermente ustionato.
Poi inizia a vomitare.

Terminato il lungo scontro ed esaurito l’orrendo ronzio degli insetti da incubo, la maggior parte dei sopravvissuti è intenta a prendere fiato o rovistare tra le carcasse o le poltiglie rimaste.
Un’ultima zanzara si sta lentamente avvicinando a un cane ferito, scoperto sotto a una scrivania, pregustandosi una cena luculliana.
Le ali scattano e il sottile corpo si getta sulla creatura tremante, ma la corsa si interrompe in un attimo, quando un enorme piede verde frantuma l’insetto contro il suolo e una grossa mano ne strappa via la testa come fosse un ramoscello secco.
Marshall Lee si china sul cane: “Va tutto bene, cucciolotto”.

Nello scendere le scale al piano di sotto Bittercaps trova un Leo Sanderclive seduto contro il muro, ansimante. Con un cenno del capo l’ex membro dell’enclave, porta l’attenzione sul soldato della confraternita riverso per terra.
La Miller è svenuta e il primo istinto di Bittercaps, già provato da una battaglia con gli insetti infernali, è quello di privarla del fucile laser e metterselo a tracolla.
Anni a occuparsi di predoni feriti, mutilati o avvelenati erano utili; spesso risolveva la situazione come meglio poteva, e il meglio che poteva fare era dar loro qualcosa di così forte da far dimenticare loro sia il dolore, sia come se l’erano procurato.
In questo caso aveva davanti un chiaro avvelenamento da radiazioni…oltre a qualche tipico sintomo di corpo contundente infilato a forza.
“Oook, qui serve un rimedio del buon Bittercaps!”
Pochi secondi dopo ritorna appoggiando un pentolino d’acqua su un tavolo e rovistando nelle sue sacche da viaggio; alza di scatto il mento e si intravedono gli occhi dietro alla maschera antigas puntare chiaramente al lanciafiamme di Band3r.
“…Stai scherzando?! Non sono un fornello!”
Leo Sanderclive tossisce una parola “Stiiiim..paaaack” prima di svenire.
Band3r lo guarda e poi indica la Miller “A proposito, è amica vostra?”


Dopo aver rimesso in piedi un martoriato Leo Sanderclive grazie ai sospettosamente efficaci rimedi del dottor Bittercaps, il gruppo sta discutendo il da farsi con i restanti feriti.
Band3r si concentra sul registrare la mappa delle zone circostanti da un terminale ancora attivo, dopo un infruttuoso approccio con l’eyebot.
Bittercaps coglie l’occasione per improvvisare anche un po’ di medicina veterinaria sul cane ferito, mentre rovistando in giro viene recuperato uno stimpak per il Paladino della Confraternita ormai in fin di vita: la sostanza miracolosa inizia rapidamente il suo effetto rigenerante e il sanguinamento cessa interamente mentre i tessuti si ricompongono di fronte ai presenti.
Il volto sofferente si fa più rilassato e lentamente un occhio si apre.
In anni di servizio, non di rado le era capitato di incontrare situazioni bizzarre, ma questa era decisamente sopra le righe “Cos– Nnrrgh– Maledizione. Dove mi trovo?!”
Lo sguardo scorre sulle figure di un umanoide “ghoulizzato” vestito in modo eccentrico, un enorme supermutante e un soldato con una divisa da Enclave ormai logora.
“Aaaah… vero.”
“È tutto passato, puoi stare tranquilla” dice Leo con voce ancora sofferente.
Miller non replica.
Nel frattempo arriva il dottor Bittercaps “Coooome sta la mia bella paziente?” e prova a mettere le mani sull’armatura della Miller. Una mano lo blocca.
“Non mettermi le mani addosso.”
“Eeehiii calmina, non fare sforzi. Non abbiamo intenzioni cattive e c’è il dottor Bittercaps a occuparsi di te! Dopotutto, pensa che avremmo potuto semplicemente lasciarti là a morire.”
La stanchezza della Miller ha il sopravvento e lascia che l’individuo coperto di indumenti logori la controlli, ma le fessure dei suoi occhi rimangono sull’energumeno verde “E questo… coso sarebbe…?!”
Marshall Lee inizia a gorgogliare di rabbia “Uno che ha contribuito a salvarti il culo!”
Miller è sorpresa “Ma…ma, non sei un…idiota!”
“E tu sei un genio vedo!” replica Marshall Lee.
Bittercaps si mette in mezzo “Calma, calma, è stata una giornata stressante per tutti.
E tu ragazzone, voglio dare un’occhiata a quel buco dietro la spalla.
Ti voglio in forma.
No, sul serio.
Ti voglio sempre così in forma.”

Scambiati ingiuriosi convenevoli anche con gli altri scioccanti membri della strana banda, rivangate vecchie ostilità tra Enclave e Confraternita, individuate le potenziali criticità tra un robot dotato di intelligenza superiore – e di un certo livello di spocchia – e un ferreo seguace dell’Acciaio, la riunione è finalmente sciolta.
Ogni membro del gruppo si è abbandonato al ristoro, all’esplorazione degli edifici abbandonati nei dintorni e al recupero di energie.
L’indomani, il neonato ed eterogeneo gruppo di sopravvissuti alla zona contaminata, si trova di fronte a una prospettiva che fino ad allora non era stata contemplata da alcuno dei suoi membri.
“Lavorare per la Confraternita d’Acciaio?!” esclamano all’unisono.
“Siamo a corto di uomini e c’è tanto da fare. Mi sembra che vi muoviate bene e il mio culo sano e salvo dice che posso fidarmi” replica impassibile la Miller “magari potreste anche diventare professionisti come me, con qualche valida esperienza, s’intende.”
Volano sguardi taglienti, incerti e indecifrabili tra i presenti.
Il cane siede in un angolo a osservare, mentre l’eyebot entra ed esce dalle finestre senza che qualcuno ci dia bada.
“Promettetemi solo che se troverete l’iniziato Elvise Fotter, me lo riporterete vivo per un po’ di rieducazione vecchia scuola.”
“Io ho una domanda” esclama una voce robotica “quanto alcol avete a disposizione?”

Personaggi e creature principali