Memorie dal 2287: la banda Parentis – parte 2

3200 parole (20 min. di lettura)

In un luogo sperduto del Commonwealth Orientale, un ghoul e un ex soldato dell’Enclave si sono appena evitati un proiettile in fronte.
La giornata non può che essere in discesa.

A qualche metro da ciascuno di loro, la donna che li minacciava con un fucile, giace a terra svenuta, mentre una giovane ragazza corre verso di lei.
Fred Zinjan, il ghoul vestito con bizzarri indumenti da supereroe dei fumetti, scatta in avanti: un gesto fulmineo e la sua ascia è tesa orizzontalmente ben di fronte a lui, bloccando la strada alla ragazza, costretta così a fermarsi di colpo.

Leo Sanderclive si avvicina ai due con passo deciso e la mano sulla fondina della pistola al plasma, chiedendo con fermezza di chiarire le sue intenzioni, deciso a prendere le parti di quei civili indifesi.
Il volto teso e rinsecchito di Fred lentamente passa da un’espressione di pura concentrazione, a un ghigno ambiguo, che sembra confondere entrambi i suoi spettatori.
Dopo aver rinfoderato l’ascia sulla schiena, si porta in una posizione eretta, plastica,  poggiando i pugni sui fianchi e, proiettando lo sguardo al cielo, esclama: “Presta attenzione, soldato. Guarda i miei indumenti e rifletti; secondo te, che intenzioni potrebbe mai avere…un supereroe?”

L’unico rumore nell’area è quello del leggero vento, sporadicamente di passaggio per quell’arida terra.
La tensione è palpabile.
Dopo pochi interminabili secondi, una voce rompe il silenzio: “Ma tu sei un idiota!”

La giovane donna, riprendendosi dall’attimo di sconcerto, si lancia a terra verso la donna svenuta, facendo da parte il presunto supereroe con un violento spintone.
Sconfortato, Fred Zinjan gira la testa verso Leo, dal quale non riceve altro che uno sguardo austero.

Nei minuti successivi, tutti e tre sono chini sul corpo della donna che la ragazza, ormai in lacrime, continua a chiamare “May”: Fred decide così di donare quel poco cibo che gli era rimasto, pur di aiutarla a riprendere coscienza.

Mezz’ora dopo sono tutti in silenzio, seduti sotto a uno dei porticati mentre si fissano con sguardi sospetti e incerti.
La prima a interrompere il silenzio è May: “Gr–grazie. Grazie per il cibo.
E mi scuso per il comportamento di prima.
Pensavo foste coi Parentis.
Quei bastardi, e le gang di predoni alle quali si appoggiano, ormai ci hanno preso ogni cosa: abbiamo a malapena le forze di aspettare che vengano a prenderci la pellaccia.
E anche quell’idiota del mio compagno, Crest…non si vede più da ieri…penso sia andato da loro a farsi ammazzare.”

Fred e Leo, entrambi appoggiati in punti ben distanti tra loro, osservano e ascoltano la donna in completo silenzio.
May racconta così del loro gruppetto di famiglie, alla ricerca di un’area sicura, che finì per stanziarsi lì poco più di un anno prima, scegliendo quella zona seppur poco fertile; racconta che solo dopo scoprirono di trovarsi su una rotta battuta da gruppi di predoni, che usano il diner della Banda Parentis come appoggio.
“… e quei fottuti ghoul hanno pure un Super mutante.
Non ho idea di come.
Anche se… ogni volta in cui vengono a prendere le nostre cose… se ne sta lì impalato con l’aria assorta e non fa niente.”

Dopo il racconto, May sembra esaurire il fiato e torna a tacere.
Per quanto i loro moventi siano diversi, è evidente che Fred e Leo stanno pensando la stessa cosa.
Fred assume l’iconica posa da supereroe e sfoggia il miglior sorriso che la sua dentatura da ghoul possa permettergli, “Tranquilla, non sentirai più parlare di questi Parentis!”, poi si gira verso Leo Sanderclive “E tu…non sembri uno alle prime armi!”.

Lui è ancora lì: schiena al muro, non dice nulla.
May guarda prima l’uno e poi l’altro, poi torna a parlare con voce roca: “Noi…noi non abbiamo nulla da offrirvi. A malapena ci reggiamo in piedi…ma vi prego, andate a ritrovare il mio compagno. È un brav’uomo… e lo uccideranno.”
Sanderclive dà un colpo di reni e le si avvicina: “Mi avete trovato svenuto chissadove. Mi avete recuperato e messo al sicuro nella vostra casa. Senza preoccuparvi per la mia divisa o giudicarmi. Tanto basta.
Ora però, mi servono dettagli.”


Il Mr. Handy prototipo Band3r fluttua a velocità regolare sul malridotto asfalto di una strada di periferia, lasciando una leggera scia di fumo e polvere dietro di sé.
Il sintetizzatore vocale presente nel suo avanzato corpo metallico, ripete una frase all’orecchio del ghoul: “Adesso quanto manca?”

Francis sbotta in un’esclamazione: “Siamo quasi arrivati, non scassare!”
Prima che il robot possa aggiungere altro, uno dei suoi occhi metallici rileva l’entrata di un Drumlin diner all’interno del proprio campo visivo.
Secondo i suoi calcoli, le torrette dovrebbero essere programmate per non sparare a silhouette come quella di Francis e a quelle entro un certo raggio da lui, così gli si mette in coda, cercando di non irritare troppo la sua ‘fonte di birra e guadagni’.

Un altro ghoul accoglie il suo accompagnatore all’interno del locale.
Secondo l’analisi dei dati sul linguaggio paraverbale, recepiti dai sensori di Band3r, quest’ultimo umanoide ostenta una certa superiorità rispetto a Francis.
Il ghoul si avvicina a Band3r e picchietta sulla struttura sferica con fare compiaciuto: “Ma che bel gingillo hai trovato, fratellino! Ultimamente battevi un po’ la fiacca, ma devo dire che stavolta ti sei proprio rifatto.”

Francis Parentis mugugna parole impronunciabili lanciando un’occhiataccia al fratello e si inoltra verso il locale, mentre l’intera struttura metallica del Mr. Handy è ora immobile e tesa verso Jake Parentis, che lo fissa con sguardo subdolo.

Nulla si muove per un paio di secondi.
Poi Band3r alza il braccio a forma di pinza a un palmo di naso da Jake e… batte due colpetti sopra alla fronte del ghoul: “Vedo che ci si saluta così da queste parti!”

Jake Parentis scoppia in una fragorosa risata: “Ah ah ah! Questa lattina mi piace, Francis! Dacci una ripulita e fai un controllo per vedere che non ci dia rogne.
Alla peggio la rivenderemo ai ragazzi delle altre gang passaggio.
E a proposito di amici, sai chi è arrivato oggi? Bittercaps!
Ti ricordi? Quel Bittercaps che aveva tagliato la roba per i nostri amici.”

Il robot registra queste informazioni e volge lo sguardo fuori dal diner alla ricerca di qualcuno di quei cosiddetti “amici” dei Parentis.
Subito dopo, si inoltra all’interno della cucina, dove ad attenderlo ci sono due ‘chef’, anche se di prodotti completamente diversi tra loro: uno è una robusta ghoul alle prese con un hamburger con contorno di tatos; l’altro, un personaggio che i suoi sensori indicano essere affetto da tachicardia, elevata sudorazione e iperventilazione… nonostante tutto ciò non sembra influenzare la sua abilità sul tavolo chimico.


Bittercaps fissa con sospetto la nuova, fluttuante attrazione del diner.
Ma dentro di sé è felice che ci sia qualcuno a monopolizzare l’attenzione.
E tutto quel tossire di “Mamma” Parentis non lo rende molto tranquillo. I suoi pensieri si accavallano alla rinfusa: “E se quella ghoul diventasse uno di quei splendenti? E se avesse un virus? Non mi sento tranquillo con dei gangster che girano con Super mutanti, no signore.
Ho bisogno di un calmex, maledizione.”
Viene di colpo riportato alla realtà, quando il robot gli chiede improvvisamente: “Ehi amico, come ti sta venendo quel Calmex?”
Il chimico si irrigidisce e sente il cuore battere come se avesse visto un Deathclaw.
Non si era nemmeno accorto del fatto che Anne aveva lasciato la stanza nel frattempo.
Per evitare di raggiungere i limiti della sua scarsa sopportazione, cercando di non farsi notare, assume il Calmex appena preparato.

“E allora, c’è qualche psycho pronto da provare, Bittercaps?” chiede poco dopo Jake.
Il cuore del chimico gli salta in gola, la bocca si asciuga completamente.
“Beeh, io…adesso ehm…”
La sostanza entra in circolo.
“Da professionista, ci tengo a fare un lavoro completo e di qualità…” esordisce Bittercaps,
Poi osserva con un ghigno il robot, che nel frattempo rovescia bottiglie e lattine di birra all’interno del serbatoio “…e oltretutto un Mr. Handy potrebbe farmi comodo per accelerare i tempi!”
I fratelli Parentis si guardano e fanno spallucce.
Poco dopo, iniziano a confabulare su quando fare un’altra “visitina” a una certa piccola comunità di derelitti.


Il grosso Super mutante si sistema gli occhiali sul naso e osserva le due torrette posizionate in cima al diner, dove sono entrati il ghoul e il piccolo robot.
Nota parecchio ciarpame nella zona, perfettamente adatto per fornire copertura fino a un gruppetto di alberi rinsecchiti, che costituirebbe il percorso ideale per il retro del locale: questo sembrerebbe infatti recintato, pieno di cianfrusaglie, ma privo di difese dirette.

Facendo uno slalom tra carcasse di veicoli arrugginiti, riesce a raggiungere il punto voluto, dal quale spende del tempo a osservare, nascosto tra rovi e rami caduti.
Trascorso un po’ di tempo, vede il ghoul chiamato Francis uscire dalla porta sul retro, prendere degli attrezzi e rientrare.
Un improvviso alito di vento gli porta odore di carne e morte, un fetore che mette a dura prova la sua coscienza umana.
Decide allora di strisciare fino alla recinzione sul retro del diner, per poi sfruttare un’apertura per attraversarla.

Le imprecazioni volano per la testa del colosso verde, mentre osserva la recinzione oscillare ancora a qualche passo dietro da lui.
“Dannato corpo troppo ingombrante!” pensa, mentre tenta di farsi piccolo dietro a un rottame di automobile, che quasi arriva a eguagliare in lunghezza.
Sente solo lo scatto metallico della porta di prima, delle imprecazioni e un rumore di passi, poi silenzio.
Trattiene il fiato e si domanda se il battito del suo cuore abnorme non rischi di farlo scoprire.
Passano secondi lunghi minuti, ma dopo poco la persona uscita rientra nell’edificio e può tirare un sospiro di sollievo… prima di riflettere sul fatto che con quel corpo probabilmente non dovrebbe temere nulla.
A quanto pare, il lato umano è ancora predominante in lui.
Muovendosi fuori dal suo nascondiglio, ha tempo di guardarsi attorno qualche minuto prima del calar del Sole, giusto in tempo per scorgere due figure sopraggiungere in lontananza.


Leo e Fred camminano silenziosi e tesi, diretti verso il loro obiettivo.
Il Sole sta calando e la strada indicata da May li conduce fino al lato frontale di un Drumlin diner, difeso lateralmente da minacciose torrette Mk1 e completamente illuminato all’interno.
I segni sembrano indicare che gli occupanti non temono aggressioni di sorta.

Giunti a una ventina di metri dall’entrata, due sagome di dimensioni umane, sedute all’interno, catturano l’attenzione di Leo; tuttavia a Fred sembra di scorgere un’imponente sagoma scura compiere strani movimenti sul retro del locale.
La situazione è poco chiara e decidono comunque di proseguire, finché una delle sagome all’interno del diner si gira nella loro direzione e si alza in piedi.


Nel frattempo, Band3r è incuriosito dal personaggio impegnato ormai da ore a produrre meraviglie al tavolo chimico, con una muscolosa creatura umanoide, dalla pelle verdastra, a tenerlo d’occhio.
Quest’ultima, che prima i Parentis avevano chiamato col nome “Sloth” o “Slotty”, potrebbe ridurli a pezzi entrambi senza troppa fatica, secondo i suoi calcoli.
Eppure le sue movenze e la continua posizione “spalle al muro”, la fanno apparire quasi intimorita dalla loro presenza.
La sua avanzatissima intelligenza fornisce una soluzione rapida, che lo spinge verso il Super mutante, secondo una logica molto semplice: “Un ammasso di proteine senza cervello? L’amico perfetto!”

Il super mutante presenta una grossa ammaccatura sulla testa e ha un’aria sognante; ogni tanto li guarda di sottecchi, con sospetto misto a timore. Il Mr. Handy dunque afferra una lattina di birra, fluttua lentamente fino ad arrivargli davanti e, porgendogliela, dice “Ehi amico, ma sei grossissimo, come ti chiami?”
Il super mutante sgrana gli occhi e rimane in silenzio.
Poi abbassa la testa, borbottando solo “Ss—sSloth…”, e ritraendosi ancor più verso il muro.

Band3r non si aspettava quel tipo di reazione da una creatura del genere e, indietreggiando, prova a tranquillizzare il bestione: “Tranquillo, tranquillo, amici. AAA-MIII-CI. La vuoi una birra?”
Il super mutante lo coglie impreparato: “N—no! Sloth..non può…non può mangiare birrra, Sloth troppo piccolo!”. Band3r è per un attimo in crisi, fluttua ancora qualche spanna indietro, i suoi tre occhi di vetro e metallo ruotano, cercando chiarimenti, mentre i suoi processori svolgono calcoli ed elaborano scenari, quand’ecco che la soluzione è a portata di mano.
Apre una lattina, la versa “tutta d’un fiato” nel serbatoio di rifornimento, poi stacca la linguetta e la lascia cadere all’interno del contenitore di latta, creando così un sonaglio improvvisato, che subito inizia ad agitare.

Sloth rimane ancora una volta immobile e con gli occhi spalancati.
Un sorriso inizia a comparire sul suo volto deformato, seguito da un soddisfatto ridacchiare “Eh eh, eh eh eh, omino di latta divertente. Sloth…Sloth non schiaccia!”, afferra la lattina e inizia a giocarci soddisfatto.
“Bravo Sloth! Diventeremo ottimi amici!” conclude Band3r, tornando in direzione del chimico, ma sempre con gli occhi puntati sull’energumeno.

Il chimico osserva tutta la scena. Perplesso. Dubbioso.
Fermo a fissare la terrificante circonferenza dei bicipiti di Sloth.
Ma dopo il trucco del “sonaglio”, un pensiero lo tranquillizza: “Finché Sloth è tranquillo…io sono tranquillo.”
E si rimette all’opera, lasciandosi cullare dall’effetto del Calmex ormai entrato in circolo. Nell’avvicinarsi a lui, Band3r elabora una massima che non ci si aspetterebbe da un robot “Già. È bello avere degli amici, uomo della droga.”


Fuori dalla cucina, la voce di Jake rompe il silenzio creatosi nella mezz’ora successiva “Ancora? Chi mizzeca c’è adesso? Oggi non aspettavamo consegne, né ospiti e guarda quanta gente è arrivata! Che bella combriccola!”
Leo e Fred vedono una sagoma uscire dalla porta e urlare nella loro direzione: “Che c’è qui oggi, una festa? Chi m****ia siete e cosa volete?!”
Colti di sorpresa dall’accoglienza ricevuta, Fred e Leo si bloccano a pochi metri dalla porta e si sbrigano a dare spiegazioni: “Calma calma, io sono Fred Zinjan, ma tutti mi chiamano ‘Red Fly’, e questo è Leo Sanderclive. Siamo venuti in questa zona perché stiamo cercando un gruppo conosciuto come Parentis… siete voi?”
Jake Parentis esita per qualche secondo, poi “Chi vi manda?”
Fred lo incalza “Forse non hai capito, siamo solo un paio di girovaghi: io mi chiamo Fred e lui è Leo.”

Non ancora soddisfatto dalla risposta, un Jake sempre più rigido risponde “Non sono sordo, picciotto. Voglio capire meglio. Siamo tra gentiluomini? Siete in cerca di affari o di cosa? Vieni un po’ avanti, così ti vedo in faccia almeno!”
Silenzioso, Fred muove qualche passo, per farsi illuminare maggiormente dalle luci del locale, rivelando così la pelle raggrinzita, una muscolatura fin troppo visibile per un essere umano e i solchi che attraversano il volto guastato dalle radiazioni.
“Oh!” esclama Jake, genuinamente sorpreso “Non se ne vedono molti altri da queste parti. Potevi dirlo subito, vieni avanti picciotto! Venite, venite!
Francis, stasera facciamo baldoria!”

Dopo aver fatto accomodare il ‘dinamico duo’ all’interno del locale, Jake dà un’occhiata a Francis, e si appoggia al bancone con i gomiti e la schiena, continuando a guardarli con fare sornione. Getta prima un’occhiataccia all’uomo vestito con la grigia livrea dai simboli fin troppo familiari, poi torna a parlare all’eccentrico ghoul armato d’ascia: “Amico di pelle bruciata, raccontaci un attimo…perché cercate i Parentis?”
E Fred: “Beh, abbiamo saputo che procurano qualsiasi cosa e siamo interessati a dare un’occhiata alla merce. Anche se al momento non mi dispiacerebbe mangiare e bere qualcosa in effetti. Ma quindi siete voi? Sei tu che comandi qui?”

Jake sposta lo sguardo su Francis “Maccerto! Siamo qui apposta per offrire un servizio impeccabile; Francis, piglia da bere a questi ragazzi!” Francis si alza dal proprio tavolo e si trascina verso la cucina, mugugnando vistosamente davanti a Fred e Leo, responsabili dell’ennesimo fastidioso comando da parte del fratello.


Dall’interno del locale provengono diversi rumori, tra cui quello di un dialogo a più voci. Il super mutante è ora fermo vicino alla porta sul retro del diner, dalla quale prima aveva sentito uscire qualcuno, dopo il suo maldestro tentativo di varcare la recinzione. Dalle finestre sul lato corto del locale, potrebbe dare un’occhiata all’interno, ma la sensazione di essere sopra a qualcosa di bagnato e irregolare lo ferma; mettendo a fuoco sotto di lui, lo sguardo si fissa su una scena truculenta, anche se non rara da vedere nella zona contaminata. Sotto di lui c’è quella che sembra essere una piccola macelleria a cielo aperto, in cui si possono scorgere mucchietti di piccole creature, arti, ossa, sangue e… un corpo umano in posizione prona, con fori di proiettile grossi come ossobuchi lungo tutta la schiena.

L’odore forte presente nell’aria, il cadavere riverso con la testa in una posizione innaturale e lo sguardo vitreo, giocano con la stabilità della sua mente.
Lo coglie un forte dolore alla testa.
Un altro macabro dettaglio tocca le corde più delicate del suo grosso cuore irradiato: tra i corpicini abbandonati si accorge di piccole pellicce appartenenti a quelli che una volta dovevano essere felini, per i quali sente di provare un forte, inspiegabile attaccamento.
Qualcosa si rompe dentro all’essere non più umano, ma non del tutto super mutante.


Bittercaps si rivolge a Band3r: “Band3r, amico mio, qui dentro c’è un po’ troppa gente per i miei gusti, e la situazione pare si stia scaldando.”
Il Mr. Handy sembra annuire e lascia proseguire il discorso.
“Io sono un chimico. I chimici creano cose. E tu quale di queste cose vuoi?”
“Alcol!” risponde rapido Band3r.
“Bene, non c’è niente di più facile” continua Bittercaps “Aiutami a uscire da questa situazione e diventeremo grandi amici.”
Il robot inizia ad agitare gli arti e produce squillanti suoni elettronici: “Siamo già amicissimi! Tu non ti preoccupare, lascia fare a me!”

Non fa a tempo a finire questa frase, che sente un forte rumore metallico, nell’area con i tavoli dove si trovavano i fratelli Parentis e i due nuovi arrivati.
Francis, che si stava dirigendo in cucina con aria svogliata, finisce col fondoschiena per terra. La seconda volta in una giornata.
Davanti a lui, due ginocchia e delle possenti gambe di colore verdastro.
Alza la testa e rimane paralizzato dal terrore.
A incrociare il suo sguardo, un super mutante con gli occhi iniettati di sangue e una strana arma sguainata sopra la testa, pronta a calare su di lui.

Jake, già teso e pronto all’azione per il sospetto verso i due nuovi arrivati, estrae rapidamente la propria arma e la punta sul super mutante, urlando: “Opporc— Francis, levati da lì, maledizione! Che giornata dimm****!!!”

“Puoi nasconderti quanto ti pare, non ti servirà” pronuncia l’energumeno verde, senza lasciare margine di risposta.
Il fendente cala sul volto paralizzato del ghoul Francis Parentis.

Fred e Leo si scambiano rapido cenno d’intesa.
I ghoul sembrano  essere la gentaglia che cercavano ma, a giudicare dalla scena, il nuovo arrivato non sembra dalla parte dei Parentis, perciò non si lasciano sfuggire l’occasione.
Leo si getta in copertura dietro a un tavolo, mentre Fred si lancia alla carica su Jake, estraendo l’ascia per calarla su di lui con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno.
Quest’ultimo, fa solo a tempo a urlare: “Sloth! Sloth vieni qui, grosso pezzo di idiota!”

Tutto accade in pochi istanti, tra armi estratte e urla.
Dall’altro lato della stanza, Francis grida quelle che potrebbero essere le sue ultime parole: “Rosalita! Attivazione! Attivazione!”Dei rumori meccanici secchi e veloci giungono dalle scale oltre la cucina. Una voce elettronica sorprende Bittercaps e Band3r.
Dalla porta della cantina, fa capolino un Assaultron.

Immagine originale di MichaelArkAngel modificata da UNINERD per “Memorie dal 2287”.

Personaggi e creature principali