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One More Tomorrow di Frankie Carle

Sguardi fissi al cielo, corpi immobili, passano interi minuti.
Con incredulità il gruppo osserva la nube diradare e trasformarsi in un unico e omogeneo sfondo grigiastro.
Fred Zinjan dal canto suo, di piccole testate atomiche ne ha viste lanciare per anni: rompendo l’immobilità generale, si stiracchia, prende un respiro a pieni polmoni e, con il suo ormai iconico sorriso parziale, si rivolge agli umani del gruppo: “Signor Sanderclive, Uomo della Chimica…ne avete di Rad-X, vero?”
Da dietro la maschera anti-gas, uno sguardo terrorizzato si lascia riportare a quell’orrenda realtà dalle dolci sostanze appena entrate in circolo: “Guarda ghoul, io…io ho solo Calmex…”.
Leo Sanderclive fa spallucce ma con uno sguardo più attento si può cogliere la concentrazione dell’ex-soldato nell’analizzare la situazione e valutare il pericolo.
Fred si rivolge poi al Mr. Handy:
“Ehi scatoletta…”
Nessuna risposta dall’automa.
“Scatoletta…con l’occhio rosso…”
Ancora nessuna risposta.
“Ehi, cosa non composta da proteine”
“Ma ce l’avevi con me?! E dillo subito! Senti, ma è là che vivevano i tuoi amici? Cosa coltivavano esattamente?”
“Eh guarda, non so bene, ma l’unica cosa sicura è che troverai cibo ben cotto in quella direzione. Il punto è, sai se ci sono altri insediamenti in zona o, soprattutto, potenziali predoni?”
“Io? Io…vediamo…” risponde Band3r “…in realtà dormivo. E dormivo da…in realtà non so nemmeno da quanto dormivo. La memoria è alquanto danneggiata, ci devo lavorare un po’ su.”
Per ultimo, Fred si rivolge al Supermutante con uno sguardo ormai privo di entusiasmo: “Lee, Lee, almeno tu hai qualche informazione? E siamo al sicuro da quel fungo atomico, o è il caso di allontanarci un po’?!”
Il gigante verde fa una smorfia: “Mmmmh, dagli umani mi son quasi sempre tenuto bene alla larga. Nelle vicinanze non ho visto insediamenti, solo qualche gruppo di passaggio. Per quella nuvola lì invece—”
Band3r interrompe “A giudicare dalle dimensioni del fungo, dalla potenza dell’esplosione e da quella che sembra essere l’area interessata dall’onda d’urto, considerando che non siamo stati raggiunti da radiazioni…posso dirvi che la forza della bomba si aggirava attorno ai 100 ton. Un giocattolo tutto sommato scarso, se chiedete a me.”
Gli occhi dei presenti sono tutti puntati sul Mr. Handy.
Dopo qualche istante di incredulità, Fred riprende in mano la situazione: “Bene, mi sembra di capire che dovremo accamparci in questo grosso edificio per passare la notte, per poi capire il da farsi.
Ormai non c’è bisogno di correre…per quella povera gente, non c’è più niente da fare…”
Aggiunge Leo: “Sempre che da quelle case non ci fosse un collegamento a qualche rifugio, ma non sono tipo da rischiare quelle dosi di radiazioni per accertarmene. E sarebbe da capire meglio da dove è saltata fuori questa bomba sull’insediamento di ieri”.
Band3r si avvicina all’ex-soldato e gli appoggia uno dei bracci metallici sulla spalla “Non so come dirtelo ma…non credo che si possa più salvare la bomba…mi dispiace.”
Chiudendo gli occhi e sospirando a fondo, Leo inizia a muoversi in direzione dell’edificio: “Mettiamo in sicurezza l’edificio e creiamo un accampamento improvvisato. Riprendiamoci un attimo: io e Bittercaps poi resteremo qui, lontano dalle radiazioni, mentre chiunque vorrà potrà andare a vedere…il cratere.”
Lo sguardo perennemente imbronciato di Marshall Lee si intenerisce voltandosi verso l’altro Supermutante, Sloth, e si affretta a dire: “Si, ma lui resta qui, con voi. E sarà meglio per voi che vi prendiate cura del mio fratellino!”
Leo si sente gelare il sangue, ma non perde la compostezza e continua a camminare… mentre il povero Bittercaps inizia a essere visibilmente agitato.
Gli ambienti di quello che, in un tempo lontano, sembrerebbe essere stato una cosa chiamata “ufficio postale”, rivelano essere divenuti dimora solamente di scarafaggi e di scheletri in posizioni innaturali e talvolta ambigue.
Le torrette del diner Parentis vengono piazzate e attivate, invece Marshall Lee, spinto dal sentimento d’affetto verso quel Supermutante a lui più affine di quanti altri avesse mai incontrato prima, si rivolge a Sloth: “Sloth, mi raccomando, lascio questi umani nella tua custodia di Supereroe!”.
Illuminandosi in volto, Sloth assume la posa supereroistica così rapidamente appresa da Fred Zinjan, e poi scatta verso l’interno di una delle stanze. Dopo alcuni pesanti tonfi e un raccapricciante rumore di lamiere, che mettono improvvisamente in allarme tutto il gruppo, Sloth torna con dei pezzi di scaffali in metallo legati al petto al grido “Super Sloth!”.
Passato lo spavento, il gruppo si gode un pasto interamente offerto dal bottino dei Parentis e, con il sole alto nel cielo, quelli del gruppo con qualche forma di resistenza alle radiazioni si avviano verso la loro meta.

Dopo un paio di minuti di camminata in mezzo ad un’aria carica di radiazioni, Band3r, Fred e Marshall Lee si trovano di fronte all’area dell’esplosione: Fred riconosce i rimasugli delle abitazioni dove aveva sostato a malapena due giorni prima, accatastati su mucchi di secchi alberi spezzati e piegati per la forza dell’esplosione; pezzi di automobili, container, vasche da bagno, elettrodomestici e altri piccoli tesori delle zone post-apocalittiche creano sculture pericolanti a poche decine di metri dal cratere.
È la pesante mano di Marshall Lee, appoggiata sulla spalla di Fred, a destarlo dal torpore: in piedi sul bordo del cratere, osserva malinconico la totale assenza di botole o aperture per rifugi antiatomici. I due si scambiano un cenno d’intesa, per poi girarsi all’unisono in direzione di un alto mucchio di detriti: dalla carcassa di quella che un tempo doveva essere una Corvega di lusso, in cima al mucchio di detriti e cianfrusaglie, proviene l’unico suono vivente di quella zona, il guaito di un cane.
Fred aggrotta la fronte incartapecorita, tentando di ricordare per un attimo la presenza di animali all’insediamento; non trovando risposte nell’immediato, mette da parte le altre inutili riflessioni e si lancia all’assalto di quella che sembrava essere una creatura indifesa, seguito a ruota dal Supermutante.
Alla base della pericolante piramide, l’eroico ghoul si ferma un momento ad analizzare il percorso, per poi scattare in un’acrobatica danza che lo porta a poco più di 6 metri d’altezza, con pezzi di legno e rottami che precipitano dopo ogni suo passo. Giunto in cima di fronte alla Corvega, distingue la sagoma del quadrupede stretta all’interno delle lamiere rimaste del bagagliaio, che probabilmente l’aveva protetto dall’esplosione, ma che ora rischiava di essere la sua tomba. Con la fidata ascia e tutta la forza rimasta nel suo corpo bicentenario, Fred produce uno sforzo immane, sufficiente a scardinare il bagagliaio e ad accogliere il cane con sguardo soddisfatto.
Mentre i processori di Band3r vengono riccamente intrattenuti dalla rocambolesca scena del suo nuovo compagno di viaggio, due dei suoi tre occhi si girano di scatto in direzione della nebbia radioattiva che popola la decrepita radura, a un centinaio di metri dalla loro posizione.
Rimane alcuni secondi quasi immobile con tutti i sensori sonori attivi.
Analizzati rapidamente i dati, il sistema conferma: quel ronzio, o meglio, i ronzii che aveva captato, non erano prodotti da qualcosa di meccanico, ma da qualcosa che popolava il pianeta Terra ben prima dell’Era delle bombe atomiche.
Qualcosa che tuttavia adesso sembra essere di qualche taglia più grande.
Fred ha a malapena il tempo di individuare la zampa storta del quadrupede e diversi tagli e lacerazioni, prima di accorgersi che il terreno gli cede da sotto ai piedi.
Marshall Lee borbotta un “Oh oh…” e inizia ad aprire le braccia, cercando di intercettare la traiettoria del ghoul che invano tenta di saltare tra un appoggio e l’altro.
“Se avete finito lì, potremmo doverci muovere.” annuncia il Mr. Handy.
“Cos-” il ghoul non fa a tempo a finire la frase.
La cacofonia di legni spezzati e metallo piegato diventa sempre più forte, mentre la piramide di detriti frana definitivamente al suolo. Il Mr. Handy fissa i compagni, con il braccio prensile puntato verso la radura.
L’enorme Supermutante tiene in braccio il ghoul, che a sua volta tiene stretto il cane ferito.
Lo fissano zitti e con un vistoso fiatone, per poi girarsi verso l’area indicata.
Delle sagome iniziano a distinguersi, fluttuando a un metro da terra e spostando la nebbia con il loro battito d’ali.
Sgranando gli occhi, Fred salta giù dalla presa di Lee.
“Dammi il cane” suggerisce quest’ultimo.
“Gambe!” urla Fred.

Le torrette automatiche piazzate all’ufficio postale si attivano, facendo sussultare Bittercaps e Leo Sanderclive, intenti a cercare qualcosa di interessante nell’edificio, con scarsi risultati.
“Cessate il fuoco!” urla una voce proveniente dalla stessa parte da cui erano giunti loro.
Nonostante i numerosi anni che lo separano dall’addestramento militare, Leo è fulmineo nel dirigersi in copertura a ridosso di una delle finestre orientate verso i nuovi arrivati; facendo capolino con la testa, urla ai nuovi arrivi di identificarsi.
Nel frattempo, un preoccupato Bittercaps ha il cuore in gola per il sussulto che ha avuto Sloth al fuoco delle torrette, e cerca di tranquillizzarlo, con carezze piuttosto convinte, e qualche parola dolce: “È tutto a posto Sloth… continua a fare i tuoi disegni… Così Sloth sì, fai vedere quaaanto sei bravooo.”
“Identificati!” ripete Sanderclive, ma questa volta la risposta sopraggiunge secca e immediata: “Sono Sarah Miller, Paladino della Confraternita d’Acciaio, Divisione di Washington. Stiamo cercando di raggiungere il luogo dell’esplosione e questa è l’unica strada agibile. Ripeto, cessate il fuoco!”
Bittercaps incrocia lo sguardo con quello dell’ex Enclave e per un attimo scorge preoccupazione sul suo volto, poi da fuori li raggiunge un ultimatum: “Non abbiamo intenzioni ostili, ma lo ripeto per l’ultima volta. Cessate il fuoco o saremo costretti ad aprirlo a nostra volta.”
Leo fissa in silenzio Bittercaps gesticolare convulsamente e strozzare parole per tenere il tono di voce il più basso possibile, ma riesce a cogliere almeno un ‘No’, qualcosa riguardante l’edificio e poi il dito puntato in modo secco al Supermutante dietro di lui.
“Ok!” urla Sanderclive “Vi faremo passare, ma non avvicinatevi all’edificio. Rimanete dove possiamo vedervi e proseguite oltre.”
Detto questo, si gira a dare istruzioni a Bittercaps che in tutta risposta impreca, ricordandogli di non essere al suo servizio. Poi, con Sanderclive che seguita a fissarlo senza batter ciglio, dà un’ultima pacchetta sulla spalla a Sloth e procede verso le torrette.
La mano di Leo rimane sulla fondina della pistola al plasma e sbircia fuori dalla finestra.
Per un attimo si ode la stessa voce dare degli ordini: “Iniziato, esci allo scoperto come da accordi e tenendo le mani bene in vista. Ti copro io.”
E in tutta risposta: “Ma! Ma perché io? Non voglio farmi ammazzare!”
“Perché sei l’Iniziato, fai come ti dico e muovi il culo!”
Sanderclive vede una sagoma spinta fuori dalla copertura della casupola senza un minimo di delicatezza e fare qualche passo lungo la strada con le mani alzate: indossa un’armatura da Combattimento con il grigio tipico della Confraternita d’Acciaio e alla cintola ha una pistola laser, ma salta ben più all’occhio il suo sguardo terrorizzato.
Dopo qualche interminabile secondo gira leggermente la testa verso la schiena, senza staccare gli occhi dall’edificio e dice “E…e adesso?”
Da dietro la casupola emerge una seconda figura che, con passo deciso, avanza fino a raggiungere l’Iniziato e farlo da parte con una spallata, data con visibile disgusto
“Ahia!”
La donna gli tira un’occhiataccia da dietro gli occhiali da sole da pilota di Vertibird, mentre i suoi capelli corvini, in gran parte ingrigiti dall’età, vengono mossi da un leggero vento. Il Paladino Sarah Miller si ferma per un attimo a fissare la finestra dal quale si scorge il volto di Sanderclive: è una donna avanti con gli anni, di media statura, vestita in armatura della Confraternita e dall’aspetto fiero. Uno degli spallacci è mancante e lascia intravedere braccia magre, ma forti, oltre che piene di cicatrici; a tracolla porta un fucile laser con mirino ottico e alla cintola una pistola con celle di scorta.
Miller rimane a fissare la finestra con posa sprezzante, spostando il peso su una gamba e senza proferire parola.
Una smorfia si apre sul viso segnato dal tempo, rivelando il sorriso di chi può piazzare un colpo di fucile laser nel culo di una pulce a duecento metri.
“Iniziato. Elvise. Fotter. Sei proprio un cacasotto.
Mi chiedo come diavolo abbiano fatto ad accettarti nella Confraternita… ma soprattutto ad assegnarti a me!”
Bittercaps nel frattempo è intento a osservare le venature che corrono sul polpaccio teso di Sloth, quando un ronzio che ricorda qualcosa di meccanico gli fa strabuzzare gli occhi.
Ruotando lentamente la testa, si trova a fissare una grossa sfera metallica munita di antenne intenta ad analizzare la stanza in cui si trovavano.
Inizia a sentirsi avvampare mentre l’eyebot si avvicina pericolosamente all’energumeno verde e una goccia di sudore gli scivola lungo la schiena.
Con voce strozzata richiama l’attenzione dell’alleato “Pssss…ehiiii…Sanderclive! Leo! È entrato un coso metallico dalla finestra. Sta, sta…sta volando vicino a Sloth! Oh mmmmerda!”
L’ex soldato, ignaro della nuova presenza nell’edificio fino a un attimo prima, individua subito il tipo di dotazione della Confraternita di cui parlava Bittercaps e urla all’esterno.
“Ehi, voi! È vostro l’eyebot?”
I due membri della Confraternita iniziano a guardarsi intorno via via più rapidamente e imprecano, poi la Miller sospira “Si dannazione, quel coso me l’hanno appioppato. Se ci fate entrare lo recuper–”
“No”, “No!”, si sente rispondere dai due sopravvissuti uno dopo l’altro.
“Beh allora dovrete cavarvela voi. Ma badate bene: è pur sempre una proprietà della Confraternita d’Acciaio…”“Leo, non ho idea di come funzioni sto aggeggio. Gli sparo?”
“No!” ribatte Sanderclive.
“Posso spingerlo?”
“Ma fluttua! Come diav–lascia stare, ora salgo io.”
Mentre i due dibattono su come gestire la situazione, il Paladino sospira, sottrae la pistola laser dalla fondina dell’Iniziato con un gesto fulmineo e riprova a intervenire “Ho disarmato Fotter. Posso mandarlo dentro a recuperare il robot, così finalmente possiamo levarci di torno.
Ok?!”
Dopo un attimo di esitazione, Sanderclive autorizza l’intervento. Si rivolge poi al suo gruppo a voler scongiurare una situazione potenzialmente disastrosa “Ok. Allora, Sloth, hai visto il bel palloncino che gira per la stanza? Ecco, un pagliaccio adesso verrà dentro a riprenderselo, va bene?”
Nel frattempo, l’eyebot esce in autonomia dalla finestra, facendo imprecare tutti i presenti dentro e fuori, meno che Sloth.
“Oooh…ciao ciao palloncino.”

Personaggi e creature principali
